Sara, RomaIl Corona Virus si chiama così perché osservato al microscopio ha un aspetto simile ad una corona. In questa strana famiglia reale, un membro ha deciso di catturare l’attenzione del mondo, di tenere soggiogati tutti i Paesi, di far parlare di sé più della guerra in Medio-Oriente, delle elezioni americane o semplicemente più dei mondiali di calcio. Mi soffermo a pensare a quanto sia strano il binomio “corona” e “virus”: la prima parola, così potente, sinonimo di ricchezza destinata a pochi eletti, un diadema tanto prezioso quanto raro, la immagino con le pietre che luccicano quasi avvolte da una magica aura, una corona che ti esalta e ti porta su fino a toccare il cielo; il secondo termine invece mi fa pensare ad una minaccia invisibile, mi fa precipitare giù nel terrore, nell’oblio, nel buio. In realtà non è poi così buio, queste giornate sono piene di sole ma costellate di esseri minuscoli e pericolosissimi, in agguato, pronti a colpirti subdolamente e a non lasciare scampo. Un nome in contrasto, come sono in contrasto le emozioni dentro di me. Si, perché finché sono nella “mia” Terapia Intensiva, mi sento una professionista, una stakanovista, utile per i pazienti, per la società, e perché no, mi sento anche una persona migliore. Sono attenta, precisa, segnalo ogni minimo cambiamento delle condizioni cliniche, studio e mi aggiorno.
Quando invece sono sola nella mia auto, di ritorno a casa, alzo il volume della radio, nella speranza che la musica soffochi la paura che mi assale, le mie mille domande, il terrore di essere infetta e di poter contagiare le persone che amo, l’ansia di perdere i miei genitori, di saperli intubati e soli, di ricevere una agghiacciante telefonata piena di brutte notizie.
Eppure sono qui, in prima linea, prego la mia famiglia di stare a casa, scongiuro i miei amici di non uscire, chiedo ai social di non credere alle teorie complottiste e di limitare i rapporti sociali, combatto al grido di “noi non possiamo, ma voi restate a casa”. Noi, Voi, Loro chi? Noi che diventiamo Voi, Noi che veniamo infettati da quegli stessi pazienti che diligentemente stavamo curando o forse da chissà chi, Noi che passiamo dall’altra parte e abbiamo bisogno di qualcuno che si prenda cura dei nostri corpi, dei nostri cuori.
In questa altalena della vita, sono una infermiera che salva vite, per poi diventare un attimo dopo la meschina saltatrice di code nei supermercati. Sono una eroina moderna senza macchia e senza paura e poi una bambina in lacrime nel bagno di casa. Come sull’altalena, si alternano e convivono in me la ragione e la paura cieca, l’adrenalina che mi rende iperattiva e la totale apatia, la gioia di averne salvato uno e la disperazione di mille casi positivi al giorno. Il Corona Virus si chiama così perché osservato al microscopio ha un aspetto simile ad una corona.
Anche il sole ha una corona, la corona solare. E il sole splende. Per tutti.


The Corona Virus is so called because observed under a microscope it looks like a crown. In this strange royal family, one member decided to capture the attention of the world, to keep subjugated all countries, to make people talk about it even more than the war in the Middle East, the American election or than the World Cup. I stop to think about how strange is the combination “crown” and “virus”: the first word so powerful, synonymous with wealth destined for the chosen few, a diadem as precious as it is rare, with the stones shimmering almost wrapped in a magical aura, a crown that enhances and exalts you, it brings up to touch the sky; the second term makes me think of an invisible threat, it plunges me down into terror, oblivion, darkness.
Actually it’s not that dark, these days are full of sunshine but studded with tiny beings and … lurking in ambush, ready to sneak up on you and leave no way out. A name at odds, as the emotions inside me are at odds.
Yes, because as long as I’m in “my” ICU, I feel like a professional, a workaholic, useful to patients, to society, and why not, I also feel like a better person. I’m careful, I report every change in the clinical condition, study and update myself.
But when I’m alone in my car, on my way home, I turn up the volume of the radio, in the hope that I’ll be able to hear you, that the music suffocates the fear that assails me, my thousand questions, the terror of being infected and of to be able to infect the people I love, the anxiety of losing my parents, of being able to intubate them and alone, of getting a chilling phone call full of bad news.
And yet here I am, on the front line, begging my family to stay home.
Go out, ask the socialists not to believe the conspiracy theories and limit social relations, I fight the cry of “we can’t, but you stay home.”
We, you, they, who?
We become you, we become infected by those same patients who diligently we were healing or maybe by who knows who, We pass on the other side and need to someone to take care of our bodies, our hearts.
In this swing of a lifetime, I’m a nurse who saves lives, only to become a petty queue jumper in supermarkets. I am a modern heroine without stain and without fear and then a little girl crying in the bathroom at home.
As on the swing, reason and blind fear, the adrenaline that I get, the adrenaline that I’m afraid of … makes me overactive and gives total apathy, the joy of having saved one and the desperation of a thousand cases positive per day.
The Corona Virus is so called because observed under a microscope it looks like a crown. The sun also has a crown, the solar crown. And the sun shines. For everyone.